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Marketing Retail

La formazione degli addetti alla vendita di Apple e Victoria Secrets. Come replicarla nel tuo negozio

Che posto occupa la formazione degli addetti alla vendita nel tuo negozio?

I negozi oltre ad essere un canale per la vendita diretta, sono il luogo di riferimento per il reperimento di informazioni, luogo strategico in cui costruire percorsi esperienziali personali con il brand.

Lo staff presente in negozio deve essere formato per garantire un’esperienza d’acquisto unica, su misura delle esigenze del cliente.

Come replicare la tecnica usata negli Apple store

Chi è entrato almeno una volta in un Apple Store avrà subito percepito un’accoglienza, un entusiasmo e una dinamicità singolari da parte dello staff addetto alle vendite.

Gli addetti alle vendite Apple rappresentano i primi sostenitori e promotori del marchio.

Esperti e appassionati, accuratamente selezionati per doti tecniche, ma, soprattutto, per la loro passione verso prodotti e casa madre, i dipendenti diventando vere e proprie estensioni del brand.

Il compito del personale Apple, a differenza di quanto avviene normalmente in tutti gli altri negozi, non è fare cross-selling o up-selling invitando i clienti a comprare di più, anche quando non ne hanno bisogno o voglia, ma è capire ciò di cui il cliente ha bisogno e aiutarlo ad ottenerlo.

Lo scopo è arricchire la vita delle persone e approfondire il rapporto col brand, non alleggerire il loro portafogli!

formazione eccellente Apple

 

I dipendenti Apple Store hanno un “credo aziendale”, una sorta di preghiera del venditore che è un mantra condiviso e interiorizzato da tutto lo staff: “Siamo qui per arricchire la vita, per aiutare i sognatori a realizzare i loro sogni, per contribuire a far crescere le passioni del potenziale umano”.

Ed è proprio la conversazione che si instaura tra i dipendenti, veri e propri consulenti, e i clienti accaniti fan, il primo grande segreto di Apple.

La strategia marketing di Apple, dunque, parte prima di tutto dal punto vendita: i negozi Apple sono diventati veri e propri templi per celebrare il potere immaginario del brand, pensati e costruiti per far provare al cliente un’esperienza personalizzata. In ogni momento della scelta di acquisto, i dipendenti dello store Apple sono facilmente rintracciabili dai consumatori.

Rappresentano una garanzia sia per il cliente, che può contare sempre su un esperto pronto a chiarire ogni sua singola perplessità, sia per l’azienda, sicura di manifestare la sua essenza in maniera tecnica ed adeguata.

Una proprietà di conversione che dipende in gran parte dalle persone, i dipendenti dello store diventano infatti i primi evangelist del marchio.

Ogni volta che un consumatore entra in contatto con il tuo brand, online, offline, telefonicamente, ecc. giudicherà l’esperienza vissuta.

Un’esperienza incoerente e non organica potrebbe ripercuotersi negativamente sull’azienda, di qualsiasi settore essa sia.

L’Apple presta la massima attenzione a questo aspetto, per cui vuole assicurarsi che la sua immagine sia coerente in tutti i punti di contatto con i clienti.

Per questo ogni esperienza offerta nei suoi store è programmata e pianificata nel minimo dettaglio.

Quindi, i primi punti che devi tenere a mente e su cui devi lavorare per assicurarti una forza vendita eccellente sono:

Formazione continua e coerente per TUTTI i collaboratori

Condivisione e rispetto di uno standard UNICO per tutti i punti vendita

Trasformare i propri collaboratori in PRIMI SOSTENITORI del brand

A tal proposito ogni dipendente Apple deve studiare un manuale che indica a ognuno esattamente cosa dire, quando dirlo, come dirlo.

Si chiama Genius Training Manual ed è la Bibbia segreta dei dipendenti Apple, dove sono racchiusi tutti i segreti per capire i clienti e renderli felici.

Presupposto di base è che un cliente felice è un cliente che comprerà. I candidati agli Apple Store devono rispondere a dei requisiti psicologici ben definiti:

  • grande capacità di sopportazione dello stress
  • capacità di servire il cliente ad alto livello
  • abilità di retorica sopra la media.

Per questo in fase di selezione ci sono domande inusuali e ben precise che i responsabili delle assunzioni spesso fanno ai candidati. Sono domande “strane” e insolite che a quanto pare riescono a mettere in luce le persone più affidabili, competenti e grintose.

Ecco le prime tre domande che vengono rivolte durante la selezione:

  1. Mostri risolutezza? In questo modo si cerca di capire se il candidato è in grado di restare ludico anche sotto stress e in qualsiasi tipo di situazione. Sono richiesti coraggio e fiducia in se stessi, senza però mostrare arroganza

  2. Riesci ad offrire livelli di servizio clienti da Ritz-Carlton? Il candidato deve saper gestire ogni tipo di situazione, anche quando il cliente chiede qualcosa a cui non sa rispondere. I selezionatori faranno degli esempi pratici, e il candidato deve sempre far capire che il suo comportamento sarà: avvicinamento del cliente, garbata investigazione del problema, possibile soluzione, ascolto e risoluzione di altri problemi. Poi un arrivederci e un invito a tornare nell’Apple Store.

  3. Saresti in grado di lavorare a gomito a gomito con personalità come quella di Steve Jobs? Il candidato in questa sede deve dimostrare di conoscere i prodotti Apple, esprimere le proprie opinioni in merito e far capire che lotterebbe per far valere le sue idee in merito.

Apple chiama i suoi venditori “Genius”: come sono istruiti?

Si chiama Core Training ed è un vero e proprio addestramento che si fa al personale che si prepara ad andare ad accogliere la clientela nei vari Apple Store.

Il lavoro dei Genius comincia con un corso di 14 giorni durante il quale ogni nuovo collaboratore viene istruito sia su questioni di natura tecnica (come riparare le componenti di un computer o usare i tool di diagnostica) sia su questioni di natura sociale.

Una lista di Azioni e Caratteristiche di un Genius sul manuale spiega cosa deve fare un Genius, e come fare per ottenerlo.

Cosa fa un Genius? Educa. Come? Con grazia. Raccomanda in maniera persuasiva e riesce a farsi rispondere con un sì, con rispetto.

Le fasi dell’operazione di vendita sono invece indicate con un acronimo di Apple: Approach, Probe, Present, Listen, End. Il Genius deve avvicinarsi il cliente, scoprire i suoi bisogni, presentargli una serie di soluzioni informatiche che può acquistare, ascoltare cosa ne pensa, e quindi concludere la vendita lasciando l’impressione che sia stato lui a scegliere.

Come indicato nel manuale: “guidiamo ogni interazione”, “ci sforziamo di ispirare”, “arricchiamo le loro vite” e “prendiamo l’iniziativa affinché venga fatta la cosa giusta”.

La logica di base è quella che il commesso debba mostrarsi forte apparendo compassionevole, persuadere sembrando sottomesso, far leva sull’empatia per vendere.

Sulla guida c’è anche una tabella che elenca quali parole il Genius dovrebbe evitare.

Non suona bene parlare di crash o bug, è meglio un più delicato: “si chiude improvvisamente” o “non risponde più”. Meglio evitare anche di contraddire il cliente. Se è necessario correggerlo, il Genius deve riuscire a trovare un modo per non farlo sentire stupido.

Il modello di vendita di Apple utilizza ovviamente anche tecniche psicologiche (legate anche alla PNL) che consentono di mettere a proprio agio il cliente. Creando un rapporto di fiducia tra il cliente e il venditore sarà più semplice vederlo uscire con in mano un prodotto marchiato Apple.

Il punto focale di queste tecniche è l’empatia… il termine “empatia” è ripetuto fino alla nausea!

Il buon Genius, come spiega la guida, deve “camminare per un miglio nelle scarpe del cliente”. Un esempio? Se un cliente si presenta con un hard disk bruciato il Genius non deve scusarsi per il danno, ma piuttosto dirsi desolato per il cliente, spiegandogli che capisce come si sente se ha perso tutte le foto di famiglia.

Il manuale prosegue poi indicando una lista di caratteristiche fisiche che possono suggerire l’animo di una persona. Una persona cooperativa tende a tenere la propria giacca aperta e sedere sulla punta dello sgabello dove si trova, mentre un cliente annoiato perde facilmente la concentrazione guardando il vuoto o sostenendo il proprio capo con le mani.

L’obiettivo e far diventare i Genius più empatici e persuasivi. Il tutto senza che si permettano mai di essere insistenti. Attraverso lezioni dal ritmo serrato, sia tecniche che psicologiche, gli insegnamenti vengono trasmessi con brevi frasi, da ripetere come un mantra.

Sembra incredibile che una multinazionale istruisca in questo modo i suoi venditori, ma è così solo perché non si è soliti trovare un commesso che oltre a conoscere cosa sta vendendo sa anche come venderlo.

Il manuale di Apple è scritto con cura e dettaglio, e descrive idee e metodi che sono noti soprattutto ai venditori di automobili.

Che questo vi piaccia o meno, il successo degli Apple Store in tutto il mondo è la dimostrazione che l’unione di buoni prodotti e un reparto vendite preparato può davvero fare miracoli per le casse di una compagnia.

Ti basta sapere che ogni metro quadro di un Apple Store genera vendite per 5.626 dollari, quasi il doppio di quanto fanno i negozi Tiffany. Che però vendono gioielli.

Ci sono voluti anni per creare questo brand e dare potere e valore ad un marchio diventato passione, religione e stile di vita per milioni di persone. Una strada difficile ma non impossibile… studiando Apple, anche tu potrai rielaborare il tuo cammino verso il successo, seguendo nuovi schemi e connessioni tra brand, collaboratori e clienti.

Se stai pensando che tu non sei Apple… è vero, ma ciò non ti vieta di trarne un insegnamento utile per creare una TUA strategia formativa, ugualmente potente ed efficacie per il tuo brand.

L’Apple non è l’unica azienda dove la coerenza e lo standard condiviso sono punti fondamentali per la gestione dei propri punti vendita. Devi fare come Apple… l’anima di questo brand è il personale, come sono motivati, allenati, preparati allo stress e a comunicare una esperienza magica ad ogni cliente.

Victoria’s Secret: formazione d’eccellenza

La prima regola di Victoria’s Secret è “Non chiedete ai clienti che cosa vogliono (perché non lo sanno finché non glielo dite)”

Les Wexner, ideatore di Victoria’s Secret, ha reinventato le norme del retail intuendo che il consumatore non è in grado di elaborare una visione e che ha bisogno di ricevere dall’esterno una motivazione per acquistare un prodotto e suggerirlo ad altri.

 

formazione eccellente Victoria's Secret

Ritorna il mantra del “dipendente come primo sostenitore del brand”.

Infatti, in Victoria’s Secret la maggioranza dei dirigenti è composta da donne: sono loro che devono apprezzare i modelli, rappresentano il 98% delle clienti, e sono loro che lo hanno reso un marchio di successo.

Inoltre tutti i negozi sparsi per mondo sono pensati con un incentivo in più per attirare gente al loro interno… i profumi, la musica, i maxi schermi installati con i video cataloghi che presentano i nuovi prodotti, il personale sempre cordiale e disponibile.

Tutto ciò ipnotizza il cliente che, restando esterrefatto, entra in un negozio senza pensarci neanche un po’. Così finirà sicuramente per acquistare un prodotto… strategie appositamente studiate per coinvolgere sempre di più il consumatore a aiutarlo ad acquistare ciò che desidera (ma che ancora non sa di volere).

Quando si entra in un negozio Victoria’s Secret, ogni commessa è provvista di un “metro” messo attorno al collo.

Ogni commessa ti propone un up-selling con un prodotto attinente a quello che stai cercando oppure con la novità appena uscita!

Ti basta chiedere e, trovata in un attimo la giusta taglia, la commessa ti accompagna nelle cabine prova.

L’atmosfera del negozio e la professionalità delle commesse mirano a farti sentire veramente donna, bella, sexy e la cura che ti viene riservata ti fa sentire una regina, non sei una cliente qualsiasi, sei La Cliente numero uno!

Ad esempio la cabina prova ha le luci soffuse, tutto è rosa e pink con passamaneria, tende di velluto, comode poltrone e profumi appoggiati sulle eleganti mensole sotto gli specchi.

Il tutto è studiato per “camuffare” eventuali difetti (tipo cellulite) e farti sentire bellissima.

Mentre sei nella cabina, un’altra commessa appende l’intimo che hai scelto ad un gancio e ti lascia con le parole “Se ha bisogno, sono qua fuori per Lei, come si chiama?”

Dopo aver indossato il tuo completino chiami la commessa che prontamente entra e, con occhio professionale, nota subito se c’è qualcosa da sistemare.

A questo punto ti chiede se ti senti comoda con il capo indossato, se può fare altro per te, se eventualmente desideri provare altri modelli, e lo fa sempre con gentilezza e cortesia infondendoti una tranquillità e creando un’atmosfera che ti fa sentire profondamente a tuo agio. E per di più per tutto il tempo ti chiama per nome!

E prima di essere accompagnata alla cassa, ti viene consegnata una tessera con il tuo nome, la tua taglia, la data di quando sono state prese le misure.

A questo punto c’è il tocco finale…

Quando si arriva alla cassa e la commessa inizia a battere lo scontrino, sul display appare il saluto alla cliente: “Hello bomshell!” (Ciao Panterona!), pensi “Che carino mi ha riconosciuta!” e ti fa sentire così sexy, ma così sexy che acquisti subito qualcos’altro di trasparente, glitterato e inutile!

A questo punto ti senti benissimo, soddisfatta e contenta. Ti viene riproposto l’up selling con un prodotto ben preciso.

Forse perché questo non accade in tutti i negozi, ma da Victoria’s Secret ti senti al settimo cielo e ti può capitare di comprare anche 2 o 3 pezzi in più senza averne bisogno!

Anche in questo caso, dietro c’è un lavoro formativo costante che ha l’obiettivo di offrire ai propri clienti un’esperienza di acquisto dallo standard elevato e univoco in ogni punto vendita, in qualsiasi nazione o città.

I tuoi clienti devono trovare la medesima accoglienza, vivere la stessa emozione, respirare il tuo brand allo stesso modo, in ogni punto vendita. Cosa devi fare quindi per garantire che ciò accada?

L’esperienza vissuta nei tuoi store non deve basarsi solo sul prodotto.

Per ottenere questo scopo, l’azienda ha elaborato una strategia in tre passi: ispirare il dipendente, servire il cliente, preparare il set. Come a teatro: lavorare con l’attore, invitare il pubblico, preparare la scena.

L’obiettivo è rintracciare personalità magnetiche, riuscire a trovare le persone migliori, genuinamente appassionate del brand e dell’esperienza utente.

Quindi cosa devi fare ora? Comincia a pianificare la tua strategia formativa.

Ricordati che il tuo successo è legato alle persone… sono i tuoi addetti alle vendite che veicolano l’immagine del tuo brand, quindi investi su di loro e fai in modo che sappiano essere esattamente come tu vuoi che siano.

Ecco alcune linee guida da cui puoi partire:

  • seleziona solo persone straordinarie: per farlo fai domande che ti permettano di capire se chi hai di fronte ha la grinta giusta per rappresentare il tuo brand
  • addestra i tuoi collaboratori: prima di lanciarli nella vendita, preparali con un corso di formazione specifico per le “nuove reclute”, diffondi la cultura aziendale, parla loro dei tuoi clienti, dai obiettivi chiari e porta ogni singola persona a uno standard perfetto, uguale per tutti
  • diffondi la TUA modalità di vendita: forma i tuoi collaboratori nella vendita, insegna l’ascolto attivo, l’empatia, la gestione del cliente e delle obiezioni, ecc.
  • prepara la tua “bibbia aziendale”: elabora un manuale con chiare indicazioni su come i tuoi collaboratori devono comportarsi nei tuoi punti vendita, dall’approccio al cliente, all’ascolto, all’individuazione del bisogno, fino alla vendita. Nulla deve essere lasciato al caso
  • organizza incontri di formazione periodici: devi motivare i tuoi collaboratori, renderli felici, innamorati del loro lavoro e dell’azienda per cui lavori. Condividi obiettivi, chiarisci dubbi, risolvi eventuali problemi o difficoltà.

Apple o Victoria Secret sono sicuramente una fonte di grande ispirazione… e, se seguirai il loro esempio, affidandoti a formatori esperti potrai certamente far raggiungere ai tuoi addetti alle vendite uno standard elevato.

Per scegliere solo collaboratori dalla mentalità eccezionale, puoi ispirarti ai colloqui di selezione di Apple.

 

 

Clicca qui per scaricare le domande che Apple pone ai commessi

«Alcuni dicono: «date al cliente quello che vuole». Non è la mia impostazione. Il nostro lavoro consiste nell’immaginare ciò che il cliente vorrà, prima ancora che lo faccia lui stesso. Se non sbaglio, una volta Henry Ford ha detto: «Se avessi chiesto ai clienti che cosa volevano, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce!» La gente non sa ciò che vuole, finché non glielo fai capire tu. Ecco perché non mi sono mai affidato alle ricerche di mercato» (Steve Jobs)

La formazione rappresenta un concreto strumento per aumentare la performance del personale di vendita: le ricerche dimostrano quanto le capacità professionali, individuali e del team, possano essere migliorate e potenziate attraverso un percorso di formazione aziendale continua.

Per poter fidelizzare i propri clienti, le aziende devono prima di tutto fidelizzare i propri addetti alle vendite al proprio Brand!

La formazione deve raggiungere molteplici finalità, come ad esempio la crescita personale, il benessere dello staff sul posto di lavoro, la diminuzione del turnover dei dipendenti, ecc.

La formazione si rivela un asset vincente per ottenere dipendenti felici, clienti soddisfatti e vendite che crescono.

La formazione deve essere continua, conducendo lo staff a una maggiore conoscenza di sé, del team e delle tecniche persuasive di vendita. Nella pratica, purtroppo, le aziende spesso utilizzano la formazione con il fine di avere solo un aumento delle vendite o della produttività; obiettivo che tra l’altro raramente si concretizza pienamente o in modo soddisfacente per le aziende.

Inoltre, è fondamentale affrontare con i commessi un’adeguata analisi dei bisogni dei propri clienti: chi entra in negozio per fare un acquisto porta con sé un bisogno, che spesso non è chiaro neppure per il cliente stesso.

Un commesso preparato deve essere una sorta di psicologo del cliente, cioè deve saper ascoltare attentamente la domanda, capire le aspettative, ma soprattutto accoglierlo e conquistare la sua fiducia! Saper argomentare sul prodotto in modo convincente, gestendo eventuali obiezioni ed arrivare all’accordo sono un altro aspetto fondamentale da migliorare sempre.

Tali capacità si acquisiscono non solo “sul campo” poiché la capacità di ascolto e di relazionarsi positivamente, non sempre sono doti intrinseche di un venditore, ma si possono acquisire attraverso un’adeguata formazione.

Inoltre, il training formativo consente di condividere dubbi e correggere errori, così da non replicarli in futuro.

Dunque, acquisire ottimali tecniche di vendita e un valido approccio al cliente, prepara al successo… e probabilmente lo farai già anche tu, ma non basta!

Dall’indagine “Total Retail 2017” di PWC, solo poco più della metà dei consumatori italiani intervistati si dice soddisfatto degli addetti alle vendite.

La formazione deve mirare anche a far raggiungere a TUTTI gli addetti alle vendite lo stesso standard, ossia in qualsiasi punto vendita il cliente entra deve trovare la stessa accoglienza, lo stesso servizio, la stessa cortesia, ecc. Non ci deve essere spazio per iniziative personali dettate da “un proprio modo di fare”, ogni commesso deve seguire uno standard ben preciso, perseguire il medesimo obiettivo, disporre degli stessi strumenti.

 

Scarica ebook “Le domande che Apple pone ai commessi

Scarica ebook “Come avere collaboratori felici e clienti soddisfatti”

Scarica ebook “Pepper il robot che sostituirà i commessi nei negozi”

 

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Marketing Retail Strumenti di Marketing

Negozio 4.0 a tutto digital!

Il negozio 4.0 segna la nuova era del retail. Utilizza le tecnologie avanzate per raggiungere determinati obiettivi. Ma la tecnologia è solo un lato della medaglia, l’altro è fatto di interazione.

negozi del futuro

 

Il negozio, insomma, cambia pelle: il perché è chiaro. L’allinearsi all’evoluzione dei consumatori che vivono sempre più spesso una doppia vita analogica e digitale, usano tanta tecnologia fissa e mobile e sono influenzati non solo dai media tradizionali ma anche dai social media. Infatti il termine che meglio si abbina al retail 4.0 è la distribuzione multicanale.

Si compra on line e si ritira in store, si sceglie in store e se la merce non c’è si ordina on line, si acquista in rete ma se l’oggetto non piace si va in negozio a restituirlo.

I negozi, sempre più connessi e comunicanti, offrono ai clienti varie formule per consultare le informazioni on line: totem, tablet, specchi e pareti interattive ma anche app e soluzioni come Qr code e beacon che consentono di incanalare messaggi e gestire meglio la relazione.

Ma non è solo questione di tecnologia. I clienti tenderanno ad aspettarsi differenti tipi di shopping experience con percorsi e canali diversi a seconda del desiderio o della necessità. In questo senso i retailer non devono deluderli perché il rischio è quello di perdere business.

I consumatori si sentono sempre più frustrati dalle esperienze di shopping all’interno di negozi che offrono ben poco della comodità delle loro controparti online.

Quattro acquirenti su dieci (40%) dichiarano che fare acquisti in un negozio è un’attività noiosa, tanto che un terzo (32%) preferirebbe piuttosto restare a casa a lavare i piatti.

Questo è quanto risulta dai dati del report pubblicato dal Digital Transformation Institute di Capgemini con il titolo ‘Making the Digital Connection: Why Physical Retail Stores Need a Reboot’.

I consumatori si dichiarano delusi dalle esperienze di acquisto effettuate di persona, che non solo non sono riuscite a mantenere il passo con gli sviluppi dello shopping online, ma che sono anche scollegate dai negozi online stessi.

Più di metà (54%, in Italia il 58%) degli executive interpellati nel settore retail ammette la propria lentezza nel digitalizzare i punti vendita fisici; lo scontento che i consumatori provano all’interno dei negozi nasce dall’impossibilità di accedere alle funzionalità che si trovano ormai comunemente nei negozi online:

  • il 71% trova che confrontare i prodotti sia difficile
  • il 66% è infastidito dalle lunghe code alle casse
  • il 65% si lamenta della scarsa rilevanza delle promozioni offerte nei negozi fisici
  • il 65% non riesce semplicemente a trovare il prodotto che desidera

Il negozio fisico non è morto e non morirà… i clienti sono consapevoli di avere a disposizione strumenti per finalizzare l’acquisto online, ma non riescono a rinunciare alla sensazione di toccare con mano i prodotti e alla soddisfazione di un pomeriggio di shopping.

 

intelligenza artificiale nel retail

 

Ciò che è cambiato è il ruolo del punto vendita: se un tempo era un luogo in cui i brand entravano in contatto con i clienti e dove questi finalizzavano il processo di acquisto, oggi i retail sono templi in cui, prima ancora della vendita, l’obiettivo è il coinvolgimento del cliente attraverso un’esperienza.

In questo scenario, anche le aziende retail italiane sono consapevoli che per affrontare le nuove sfide è necessario un disegno complessivo di digitalizzazione. Tuttavia il 65% è frenato dall’assenza di una chiara strategia di innovazione digitale, soprattutto per quanto concerne la capacità di digitalizzare i processi di interazione con il consumatore, in ottica predittiva e real time.

L’assenza di una chiara strategia si traduce in un livello di investimento inadeguato e concentrato prettamente su aspetti più organizzativi/produttivi interni che di interazione col cliente.

Ne risulta che ancora oggi le aziende si limitano semplicemente ad assecondare le esigenze dei consumatori, anziché anticiparle.

L’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano ha rilevato che le innovazioni digitali più diffuse riguardano nel back-end (processi di interazione retailer-fornitori o processi interni del retailer): il 93% del campione ne ha adottata infatti almeno una.

Gli investimenti nel 2016, infatti, sono stati maggiormente focalizzati su soluzioni di CRM (25% del campione), soluzioni a supporto della fatturazione elettronica e dematerializzazione (19%), sistemi ERP (18%), sistemi di business intelligence analytics (18%) e soluzioni per incrementare le performance di magazzino, come il voice picking (16%).

Per il 2017, oltre il 40% dei top retailer dichiara un POTENZIALE interesse di investimento in sistemi per il monitoraggio dei clienti in negozio (attraverso telecamere e sensori), sistemi di tracciamento dei prodotti lungo la supply chain (attraverso RFId) e soluzioni di intelligent transportation system.

In pratica, le aziende italiane continuano a ragionare alla “vecchia maniera”, con una mentalità prodotto-centrica e azienda-centrica, dove la digitalizzazione al momento non è realmente orientata a tracciare e studiare i comportamenti di acquisto dei clienti, piuttosto è concentrata a migliorare il processo organizzativo/lavorativo interno!

Ma il processo di acquisto si costruisce attraverso una strategia più a lungo raggio. Tracciare, analizzare e monetizzare i dati dei consumatori diventerà fondamentale al business.

Il rischio altrimenti è dietro l’angolo: negozio a tutto digital ma consumatori insoddisfatti.

Un esempio?

Miroglio Fashion ha annunciato che il 2017 è l’anno degli investimenti in tecnologia.

Con il progetto Miroglio Retail 4.0 sono state implementate una serie di attività innovative:

  • dalla tecnologia RFID con etichetta tracciante che permette l’identificazione di ogni singolo capo con lettura a distanza, consentendo di snellire i passaggi di gestione della merce in-store e di ottenere precisioni inventariali elevate,
  • al progetto “Casse intelligenti”,
  • al “Borsino” che combina intelligenza artificiale e l’esperienza del personale per il riassortimento del magazzino centrale e lo scambio dei capi tra negozi.
  • e poi ha adottato Workplace, il tool creato da Facebook per facilitare e velocizzare la comunicazione interna in azienda.

Bravissima l’azienda Miroglio! Innovazioni certamente utilissime per migliorare la gestione e l’organizzazione del lavoro, ma il cliente? Quale di queste innovazioni è davvero orientata al cliente?

Non è sbagliato migliorare i processi interni, anzi, ma non basta!

Le aziende oggi devono gestire una straordinaria quantità di dati. La sfida è utilizzare questi dati in real time e agire subito secondo schemi predittivi.

Grazie all’Intelligenza Artificiale, ai sistemi di auto learning, agli algoritmi predittivi… il programmatic diventa predictive.

Purtroppo, soprattutto in Italia, ancora molte aziende faticano a stare dietro al cambiamento in atto, prese come sono dal seguire gli acquisti e le vendite del giorno per giorno, mentre dovrebbero occuparsi meno delle vendite e più dei propri clienti!

Se vuoi battere i tuoi concorrenti, guarda almeno qualche metro più avanti di loro. Ispirati ad Amazon… oggi!

Studiare Amazon ti darà la capacità di capire come si deve muovere un’azienda totalmente centrata sul cliente, ma questo richiede indiscutibilmente un cambio di mentalità.

Non so se te ne sei reso conto ma Amazon è uno tsunami che si sta abbattendo sui retail tradizionali, attaccandoli proprio lì dove si sentivano più forti, ossia privandoli di tutti i principali vantaggi legati al negozio fisico.

E mentre i negozi tradizionali iniziano ora a digitalizzarsi per tentare di riportare nel punto vendita fisico i vantaggi dei negozi online, Amazon si è già “accaparrato” i vantaggi del retail fisico per portare il negozio direttamente a casa del cliente.

Appena Amazon si muove c’è qualcuno nel mondo che trema… con Prime Now, Prime Wardrobe, Amazon Key… a tremare ora sono i negozi fisici!

Ecco quali sono le ultime “astuzie” di Amazon che colpiscono al cuore il retail.

IL NEGOZIO FISICO PERDE IL VANTAGGIO DELL’IMMEDIATEZZA DELL’ACQUISTO

Con Amazon Prime Now si può avere tutto e subito senza muoversi di casa!

Scorrendo l’App o collegandosi al sito Web, con 26.000 prodotti disponibili, Amazon esaudisce i desideri dei suoi clienti Prime, che fanno shopping restando comodamente sul divano o mentre si dedicano alla casa o alla famiglia.

Con Prime Now si può scegliere, ordinare e avere tutto a casa entro un’ora, dalle 8 a mezzanotte, sette giorni su sette.

Anche in Italia? Nel suo primo anno di vita Prime Now è cresciuto molto… a Milano i cittadini apprezzano! (Attualmente disponibile solo a Milano e zone limitrofe, ma Prime Now arriverà presto in altre città italiane. A esempio sta già aprendo un nuovo magazzino a Bologna.)

PRE PROVARE I CAPI: NON BISOGNA PIU’ ANDARE IN NEGOZIO

Con Prime Wardrobe il camerino prova è casa tua!

Sfogli il catalogo con oltre un milione di articoli tra vestiti, scarpe e accessori, scegli quelli che ti piacciono di più e li ordini senza pagare nulla fino a che non li avrai provati e non avrai deciso quali articoli tenere e quali restituire gratuitamente, entro 7 giorni.

Altro punto di forza della vendita fisica annientato: i camerini degli spazi commerciali perdono la loro utilità e diventano addirittura scomodi rispetto allo specchio e alle luci di casa.

E se già tutto questo non bastasse, eccoti l’ultimissima novità…

IL PACCO ARRIVA DENTRO CASA, ANCHE QUANDO NON CI SEI

Con Amazon Key, il corriere può entrare in casa e consegnare il pacco anche quando il destinatario non c’è.

Per attivare il servizio servono due strumenti: una smart key e la nuova Cloud Cam appena lanciata dalla società, che integra l’assistente digitale Alexa. La telecamera intelligente è collegata a Internet tramite il tuo wi-fi di casa e comunica con la serratura, anch’essa intelligente.

Quindi se non puoi essere a casa per ricevere il pacco, ci pensa lei ad aprire la porta al fattorino. Quando arriva sulla soglia, scannerizza il codice a barre e invia la richiesta al cloud di Amazon. Se tutti i dati sono corretti, il cloud invia la richiesta alla telecamera che fa scattare la serratura e «accoglie» il corriere nella tua abitazione. Lui entra, deposita il pacco e richiude la porta. Che si blocca. A questo punto ricevi la notifica di avvenuta spedizione insieme a un video che testimonia il tutto.

Per il momento il servizio (gratuito) verrà lanciato negli Stati Uniti. Ci saranno oltre 10 milioni di prodotti che potranno essere spediti a casa degli americani anche se loro sono ancora al lavoro, in 37 diverse città.

Amazon quindi non solo sta rendendo l’eCommerce sempre più comodo e veloce, ma soprattutto più “VICINO al cliente”.

Ebbene, si prospetta un periodo difficile per i retailer tradizionali, dove chi non si attiva, chi non cambia, è destinato a essere sopraffatto da Amazon & Co.

E se pensi che i negozi italiani siano fuori pericolo, ti sbagli di grosso… ti basta sapere che la vasta comunità di utenti Prime (che cresce in tutto il mondo) in Italia ha avuto un incremento del 60% nell’ultimo anno!

E attento… non pensare che basta aprire un eCommerce per salvarsi…

I nuovi servizi di Amazon potrebbero rivelarsi una minaccia da non sottovalutare anche per i brand che investono su tecnologie eCommerce, visto che per la maggior parte non ancora in grado di garantire l’assortimento, i prezzi e la velocità di consegna di Amazon.

NESSUN SETTORE È AL SICURO, IN NESSUN POSTO DEL MONDO…

Nell’ultimo decennio Amazon ha comprato anche il più grande rivenditore indipendente di scarpe online, il più grande rivenditore indipendente di pannolini online e il più grande rivenditore indipendente di fumetti online, vendendo prodotti a marchio proprio.

E ha avuto successo in quasi tutti questi settori.

L’anno scorso ha venduto online sei volte più di Walmart, Target, Best Buy, Nordstrom, Home Depot, Macy’s, Kohl’s e Costco messi insieme.

Inoltre, dal lancio di questi servizi, solo negli Usa le chiusure di grandi magazzini e punti vendita si attestano a 4.000 tra fine 2016 e inizio 2017, con stime di 9.000 saracinesche abbassate entro fine anno.

Quello che sta succedendo ora in America è un segnale da non trascurare: si chiama “Effetto Amazon”.

Perché, guardare agli Stati Uniti e ad Amazon?

Perché significa anticipare di 2/3 anni ciò che capiterà in Italia.

Forse non te ne sei accorto ma in Italia “l’effetto Amazon” è già iniziato:

  • Amazon è utilizzato principalmente come fonte iniziale per cercare prodotti dal 42% degli italiani
  • quasi la metà degli italiani afferma di utilizzare Amazon per controllare i prezzi dei prodotti e fare dei confronti con altri marketplace
  • Il 21% degli italiani, più di tutti gli altri Paesi europei, acquistano esclusivamente su Amazon
  • il 33% degli italiani, dichiara di acquistare meno frequentemente in negozio
  • il 26% dichiara di aver ridotto gli acquisti online da altri retailer dopo aver comprato da Amazon.

Amazon ha definito nuovi standard nel mondo retail con la sua creatività e la sua strategia, modificando radicalmente il modo di fare shopping, rendendolo molto più facile, conveniente e anche divertente.

E mentre Amazon “sforna” innovazioni come:

  • Amazon Echo, che permette di eseguire un ordine tramite la voce e altre interazioni
  • Dash button, che facilita il riordino di prodotti che hanno un utilizzo periodico fisso, come il detersivo o il caffè;
  • droni, che consegnano i prodotti in modo più veloce ed efficiente
  • negozi “Amazon Go”, che consentono di fare la spesa in supermercati ipertecnologici, senza casse, senza fila, ecc.

con l’obiettivo di offrire ai propri clienti la possibilità di acquistare in ogni modalità, in ogni luogo, in ogni momento, con estrema facilità e con un servizio efficientissimo di consegna.

“L’effetto Amazon” ha spinto i consumatori ad accrescere le proprie aspettative.

Di fatto, Amazon ha definito un nuovo paradigma di esperienza d’acquisto che influenza il mercato e con cui gli altri brand sono chiamati inevitabilmente a confrontarsi.

Oggi i consumatori hanno questo stesso livello di aspettative in termini di prezzo, esperienza d’acquisto, grado di personalizzazione e supporto post vendita anche dagli altri retailer online e offline.

Il principio che ispira Amazon è la “Customer Obsession”: mettere il cliente al centro, guadagnare e mantenere la sua fiducia è la priorità massima per l’azienda.

Il “metodo Amazon” è questo: investire sulle digital analiytcs per sapere progressivamente sempre di più sui propri clienti e per personalizzare con sempre maggiore precisione la propria offerta agli utenti, in termini di prodotto, di prezzo e di momento.

É questo il suo vantaggio competitivo strategico.

Quindici anni di applicazione ferrea di questo metodo hanno stratificato in Amazon una mole di dati enorme, una conoscenza del cliente talmente accurata da permetterle di essere divenuta il venditore numero uno, tanto che gli utenti preferiscono acquistare su Amazon in assoluto, perché è il venditore che garantisce loro la “miglior esperienza d’acquisto.

E’ arrivato il momento anche per le aziende italiane di diventare “Customer Obsession” se non vogliono essere spazzate via da Amazon & Co.

Ma questo richiede imprescindibilmente di conoscere le abitudini, i comportamenti, i gusti, lo stile di vita, le modalità di fare shopping dei propri clienti, e di investire in analisi e ricerca.

Per questo occorrono algoritmi complessi, capaci di gestire i big data.

I retailer devono attrezzarsi, con il supporto di partner tecnologici qualificati, capaci di fornire alle aziende innovazioni e soluzioni.

Spesso però le aziende italiane si “accaniscono” nel fare tutto internamente, perdendo tempo prezioso ad “inventare” soluzioni in realtà già presenti sul mercato, mentre il ricorso a un valido partner risparmierebbe loro la fatica di riscoprire l’acqua calda!

I retailer devono cominciare a lavorare per essere più attrattivi e predittivi rispetto ai desideri degli shopper: abituati a ricevere esperienze online sempre più personalizzate, i clienti si aspettano lo stesso tipo di accoglienza nel negozio fisico sia per quanto concerne il servizio che l’offerta.

La partita chiave si gioca sulla formula con cui il retail tradizionale riuscirà a integrare negozi tradizionali e virtuali, in una nuova ottica “Amazoniana” e chi non cambia, è destinato a fallire!

“Vediamo i nostri clienti come ospiti invitati ad una festa e noi siamo i padroni di casa. È compito nostro migliorare, un po’ ogni giorno, gli aspetti più importanti della Customer Experience”. Jeff Bezos CEO e fondatore di Amazon

 

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Intelligenza Artificiale Marketing Retail

Nasce P-ALIVE, l’algoritmo adattivo, predittivo che auto-apprende grazie all’Intelligenza Artificiale

Riconoscere. Risolvere. Conservare.

Vuoi mettere i tuoi concorrenti fuori gioco?

Riconosci per tempo il “punto di sopravvivenza di ogni cliente” e non darai mai l’occasione di rubarti i clienti.

 

Se aspetti che un cliente reclami per prendere provvedimenti, agirai quando sarà già troppo tardi.

Per salvare i tuoi profitti e ridurre la perdita dei clienti devi prevedere le loro mosse.

E’ come nel gioco degli scacchi… per giocare una buona partita bisogna anticipare le mosse dell’avversario!

 

Nessun cliente è tuo per sempre, anche i clienti migliori sono a rischio abbandono… e se sono insoddisfatti per qualcosa, non te lo dicono, ma ti mandano inequivocabili segnali.

E quando succederà, devi essere pronto a captarli in tempo reale e intervenire RAPIDAMENTE.

 

Per questo nasce P-ALIVE by eFacile, l’algoritmo adattivo e predittivo dotato di Intelligenza Artificiale.

 

Non puoi risolvere problemi che non conosci e non c’è nulla di peggio che utilizzare l’approccio sbagliato con un cliente arrabbiato.

 

Con P-ALIVE by eFacile potrai sapere in anticipo chi sono i clienti a rischio abbandono e tentare di recuperarli in base al loro valore a alle loro caratteristiche.

E una volta identificati i clienti a rischio, è fondamentale agire subito… perché gli indugi ti costeranno clienti e i clienti tengono in considerazione solo i risultati. Non ci sono mezze misure.

 

P-ALIVE by eFacile è stato studiato per garantirti una riduzione preventiva e proattiva dell’abbandono.

Potrai identificare e affrontate l’insoddisfazione dei clienti in tempo reale, captando i segnali più comuni nel tuo negozio che portano all’abbandono o indicano un alto rischio di abbandono.

 

algoritmo predittivo adattivo

 

E grazie a P-ALIVE -BEST ACTION potrai interagire subito con questi clienti, con messaggi pertinenti e offerte basate sul contesto del cliente specifico.

 

In pratica, partendo dal cambiamento nel comportamento del cliente, le analisi adattive e predittive ti mostrano i clienti a rischio di abbandono, mentre l’intelligenza artificiale agirà subito modificano le offerte e i suggerimenti in tempo reale per tentare di recuperare questi clienti, prima che ti abbandonino definitivamente.

 

Potrai così predire con precisione i comportamenti dei clienti (rischio di abbandono) e agire tempestivamente con strategie basate su dati analitici predittivi.

 

P-ALIVE unisce le potenti funzionalità del marketing eFacile, analisi predittive e adattive e la gestione dinamica dei casi con le migliori pratiche per ridurre l’abbandono.

 

Prevedere l’evento d’abbandono da parte dei tuoi clienti, rappresenta per il tuo negozio un vantaggio competitivo fondamentale perché ti consente di adottare le contromisure necessarie al mantenimento ed alla fidelizzazione dei clienti cosiddetti “a rischio”.

 

Tenuto conto dell’impatto sul fatturato, la perdita dei clienti va ridotta al minimo.

 

Preparati… P-ALIVE by eFacile sta arrivando nel tuo negozio!

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Intelligenza Artificiale

Il futuro dei tuoi clienti è scritto in un algoritmo

Amazon, Google, Facebook, Uber, Netflix hanno un occhio vigile puntato su di te.

 

Ti spiano, sanno tutto quello che fai, quando lo fai, come lo fai.

Loro ti osservano, ti studiano, fanno esperimenti su di te e riescono a capire cosa desideri prima ancora che tu stesso lo desideri.

 

Siamo tutti nella rete del loro Grande Fratello Digitale… gli algoritmi!

 

Lo sai perché Amazon è così forte?

Perché ha un algoritmo che ottimizza prezzo e disponibilità, analizzando i dati del comportamento e delle preferenze del cliente, come nessun altro è stato in grado di fare.

 

Ogni volta che cerchi informazioni nel suo sito, o acquisti un prodotto, o navighi tra le pagine del suo negozio online, lasci un scia di informazioni digitali che rivelano le tue abitudini, le tue preferenze, i tuoi bisogni.

 

E Amazon è lì, con l’occhio vigile dei suoi sofisticati algoritmi, pronto a carpire tutte le informazioni necessarie per proporti il prodotto di cui hai (o credi di avere) bisogno.

 

Amazon ha una profonda conoscenza dei clienti… sa esattamente cosa vendere, a chi, dove e quando, riuscendo a predire i bisogni dei consumatori prima che si manifestano.

 

Ma perché Amazon & co. amano tanto i dati e gli algoritmi?

Perché queste aziende investono continuamente sulla conoscenza del cliente?

 

Probabilmente penserai che lo fanno per aumentare le vendite… ma in realtà questa è solo una conseguenza.

 

L’obiettivo principale è conservare il cliente.

E per farlo studiano i clienti, mappano le loro abitudini e rielaborano in real time tutte le informazioni su di loro, grazie ad algoritmi predittivi e adattivi, dotati di Intelligenza Artificiale.

 

Solo se conosci i comportamenti di acquisto del cliente puoi prevedere in anticipo se stai per perderlo!

 

Predire la perdita di un cliente ti consente di agire tempestivamente.

Più velocemente agisci, più possibilità hai di intervenire prima che il cliente abbia preso la decisione finale e ti abbandoni definitivamente (quando poi è più difficile e costoso recuperarlo).

 

E solo se conosci il suo profilo, le sue abitudini di acquisto, i suoi desideri, puoi suggerirgli tempestivamente offerte, prodotti, servizi su misura per convincerlo a restare.

 

Resta sintonizzato… l’Intelligenza Artificiale sta arrivando anche nel tuo negozio!

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Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale… ecco perché il tuo negozio non potrà più farne a meno

Lo sai perché non puoi più fare a meno dell’Intelligenza Artificiale nel tuo negozio?

  • Perché i tuoi clienti sono più propensi ad acquistare da negozi (online o offline) che sanno quali prodotti gli piacciono senza chiederlo.
  • Perché i tuoi clienti sono così abituati a ricevere online suggerimenti personalizzati che anticipano i loro desideri, che pretendono ormai di ricevere la stessa attenzione anche dai negozi fisici.
  • Perché la metà dei consumatori (51%) si aspetta che entro il 2020 i negozi sappiano anticipare i loro bisogni e fornire suggerimenti importanti prima ancora di chiederlo.

Se non lo hai ancora capito questa è l’Era del Cliente!

Se fino a qualche anno fa era il cliente che adeguava i suoi bisogni all’offerta del tuo negozio.

Oggi è il tuo negozio che deve anticipare “sogni e bisogni” dei clienti per entrare con loro in sintonia profonda e fidelizzarli.

 

Ma cosa vogliono oggi i tuoi clienti?

  • Esperienze personalizzate (offerte, contenuti, prodotti su misura, ecc.)
  • comunicazione trasparente (prezzi, condizioni, modifiche al servizio, ecc.)
  • erogazione efficiente (consegne rapide, informazioni real-time, ecc.)
  • soddisfazione immediata.

 

Il rapporto negozio-cliente è a un punto di svolta!

I negozi cresceranno a base di algoritmi e si nutrirà di dati.

 

Internet delle cose, nuovi mezzi di trasporto, dispositivi intelligenti, social network che ti conoscono, realtà aumentata, automazione, robotica…

Tutte queste tecnologie generano una mole di dati tale che solo algoritmi di intelligenza artificiale possono analizzarli in modo intelligente ed efficiente.

 

Algoritmi adattivi e predittivi che apprendono dai segnali comportamentali, dagli stili di vita e dalle tendenze emergenti per creare input in real time con prodotti personalizzati che anticipano ciò che il cliente realmente desidera.

 

Nel giro di pochi anni l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo fondamentale nei processi decisionali, nella creazione di soluzioni, nell’erogazione di servizi e nella comunicazione e informazione.

E i negozi non potranno più farne a meno se vorranno sopravvivere.

 

Tieniti pronto… l’Intelligenza Artificiale sta arrivando anche nel tuo negozio!

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Intelligenza Artificiale

La fidanzata ideale? Si chiama Harmony ed è un robot con Intelligenza Artificiale

Ti piacerebbe avere accanto la donna o l’uomo perfetto?

Immagina di avere una persona che fa tutto quello che piace a te, proprio quando tu lo desideri.

Che non discute, ma ti coccola ogni volta che ne hai bisogno.

 

Sa sempre cosa dirti per renderti felice e sempre al momento giusto.

Non urla mai, non dice mai di no, ti chiama solo quando vuoi tu e ti lascia in pace quando vuoi startene per conto tuo.

 

Non è gelosa/o, non fa domande, ti vizia e soddisfa tutte le tue richieste.

Utopia? No, robot!

 

Si chiama Harmony ed è una bambola robot dotata di un software di Intelligenza Artificiale.

 

Non cammina (per scelta: sarebbe troppo costoso e le batterie troppo voluminose), ma in compenso è dotato di una testa robotizzata che muove le labbra, ammicca e riproduce con grande realismo un’ampia gamma di espressioni facciali.

 

L’app che ne permette il funzionamento, permette di plasmare la personalità della propria bambola, conferendole alcune caratteristiche di base (intelligente, romantica, lunatica, timida, intraprendente) che si evolvono in base a come il partner interagisce con lei.

 

Harmony Sorride, sbatte le ciglia, parla, racconta barzellette, all’occorrenza cita Shakespeare e soprattutto interagisce: non si limita a reagire quando il suo “compagno” preme un pulsante, ma prende l’iniziativa elaborando dati, impara cosa procura piacere e cosa no, insomma si comporta in modo simile a un essere umano.

 

E il prototipo è disponibile anche in versione maschile.

 

Nel prossimo futuro, siamo destinati a condividere vita e lavoro con i robot?

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Intelligenza Artificiale

Il successo di Coca Cola? Tutto merito di algoritmi e Intelligenza Artificiale.

Lo sai perché la Coca Cola è una fra le più grandi multinazionali del settore alimentare?

Perché con oltre 1,9 miliardi di bevande consumate al giorno è una miniera di dati.

 

L’azienda, infatti, raccoglie e processa informazioni sui 500 marchi in portafoglio, distribuiti in 200 paesi e li utilizza per indirizzare le proprie scelte strategiche.

 

Ad esempio lo sai com’è nata la nuova Sprite alla ciliegia (Cherry Sprite)?

Studiando i propri clienti!

Dai risultati raccolti dai nuovi distributori automatici che permettono ai consumatori di mixare diversi ingredienti per creare il proprio gusto preferito è risultato che la Cherry era la combinazione più popolare, tanto da essere poi stata messa in vendita anche sugli scaffali.

 

Ora l’azienda sta studiando anche distributori automatici dotati di Intelligenza Artificiale per consentire ai consumatori di ordinare il proprio mix di prodotto preferito, mentre l’azienda potrà modulare il “comportamento” della macchina a seconda del luogo in cui si trova.

 

 

E non è finita!

 

Lo sai perché i prodotti Coca Cola piacciono in qualsiasi paese?

Perché, in base dati climatici, immagini satellitari, informazioni sulla raccolta, prezzo e rating di acidità e dolcezza dei frutti, è un algoritmo che trova la migliore combinazione di variabili per realizzare il prodotto che incontra il gusto del consumatore di un certo paese

Anche le pubblicità nascono dallo studio di dati e dall’uso di algoritmi.

 

Coca Cola monitora attentamente la propria presenza sui social media:

  • traccia ogni volta in cui il proprio nome compare fra i suoi 105 milioni di fan su Facebook e i 35 milioni di follower su Twitter
  • individua la propria presenza (o quella dei concorrenti) nelle foto dei consumatori.

 

Questi dati forniscono informazioni sulle modalità di fruizione del prodotto e per la creazione di comunicazione pubblicitaria.

Lo sai che le pubblicità targettizzate attraverso il monitoraggio di foto sui social hanno quattro volte più possibilità di venire cliccate rispetto a quelle veicolate con altri parametri?

Le tue campagne pubblicitarie nascono dallo studio dei dati?

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Intelligenza Artificiale

Ti presento Relay, robot maggiordomo in carriera.

Immagina di essere nella tua stanza di hotel in attesa del room service per la colazione.

Bussano alla porta, apri e con stupore scopri che la colazione in camera te la serve un robot!

 

Ecco Relay, robot con Intelligenza Artificiale, alto poco meno di un metro per circa 45 chili di peso.

 

Il suo compito è quello di sostituire il personale dell’hotel nella consegna in camera di prodotti e oggetti, come una bevanda, del cibo, piuttosto che uno spazzolino da denti, solo per fare qualche esempio.

 

Il robot maggiordomo è stato progettato per spostarsi a passo d’uomo. Può muoversi autonomamente da un piano all’altro, scansare gli ostacoli, chiamare l’ascensore dell’hotel con un collegamento Wi-Fi.

Quando il robot maggiordomo arriva in camera, telefona all’ospite per annunciare la sua presenza, esegue la consegna e fa ritorno alla reception dove se necessario si collega all’unità di ricarica.

 

Ma non è tutto…

Pensa se potessi soggiornare un hotel interamente gestito da robot, dove tutto è ipertecnologico e automatizzato, dalla reception, al facchinaggio, al servizio in camera, al pagamento… fantascienza?

No! In Giappone ci sono già ben due alberghi gestiti interamente da robot umanoidi (Henn na Hotel).

 

La novità è che lo staff dell’hotel è composto quasi interamente da robot umanoidi ma anche da dinosauri robot, che si occupano di assicurare una serie di servizi, come la pulizia della struttura, la gestione della reception, il facchinaggio.

L’intero soggiorno degli ospiti in questo albergo è ad alto contenuto tecnologico.

 

  • Un sistema di riconoscimento dei volti, per esempio, assicura la possibilità di entrare e uscire dalle camere senza dover portare con sé le chiavi.
  • Un braccio robotizzato gestisce il guardaroba dell’albergo, riponendo gli effetti personali degli ospiti in grandi scatole. Un carrello robot porta i bagagli nelle camere.

 

L’albergo dei robot vuole stupire ma anche rappresentare per il mondo un esempio di grande efficienza energetica realizzata grazie alla robotica all’intelligenza artificiale e alla realtà aumentata. Niente frigobar nelle camere, niente tv, ma solo tablet forniti agli ospiti a prescindere dalla tipologia di camera scelta.

 

Le luci si spengono automaticamente quando all’interno delle camere non c’è nessuno, grazie al sistema di riconoscimento delle presenze e dei volti.

Niente climatizzatori ma dei pannelli radianti ad alta tecnologia che, assicurano dalla proprietà, temperature ottimali in tutte le stagioni.

 

E a conclusione del soggiorno il check-out e il pagamento avvengono grazie a delle casse automatiche.

 

Nelle camere dell’hotel gestito da robot di Tokyo c’è anche l’assistente virtuale Tapia, pronto a dare una serie di informazioni e consigli per il soggiorno agli ospiti della struttura.

 

Il prezzo di una camera doppia, con la prima colazione inclusa? Parte da poco meno di 20 mila yen, circa 75 euro a persona, che per il Giappone non può essere considerata una cifra elevata.

 

L’Intelligenza Artificiale cambierà le nostre vite?

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Intelligenza Artificiale Marketing Retail

E se il tuoi commessi fossero robot? Ecco Pepper, il robot che fa il commesso

Pepper è il commesso modello.

Risponde con precisione ad ogni richiesta del cliente, potendo consigliare in venti lingue differenti, è veloce ed instancabile. Perché Pepper non è un venditore, o una venditrice, qualsiasi. Pepper è un robot.

 

Pepper è un social robot che parla e comprende il linguaggio umano, un automa che percepisce le tue emozioni e agisce di conseguenza.

È in grado di riconoscere se sei contento o triste, se ti sorprendi per qualcosa o se sei arrabbiato, analizzando il tono della tua voce, la posizione della testa e la postura che assumi mentre parli.

 

E se vuoi conoscere le previsioni del tempo, oppure avere le ultime notizie o anche consultare le ricette, non devi far altro che chiedere a Pepper!

 

Pepper in Giappone è andato a ruba ed è stato scelto da molte aziende per dialogare con i clienti e fornire chiarimenti sui prodotti.

E puoi giurarci che molti altri seguiranno a ruota in tutto il mondo nei prossimi anni.

 

Pepper Robot fa il commesso per Loft e Nestlè

I grandi magazzini Loft hanno scelto Pepper Robot come “consulente” per la vendita di prodotti cosmetici nei suoi negozi del Sol Levante.

La multinazionale Nestlè si è affidata a Pepper Robot per la vendita delle sue macchine da caffè Nescafé in alcuni punti vendita del Giappone.

In Italia, il robottino, viene utilizzato per accogliere i clienti sulla Costa Crociera, consola i pazienti di pediatria di Padova e informa i visitatori dell’Innovation Center del Gruppo Intesa San Paolo a Torino.

 

Pepper sa avvicinare i clienti chiamandoli quando sono distanti, salutarli quando si avvicinano, può presentare delle proposte o somministrare questionari, presentare prodotti e servizi con l’ausilio di immagini, intrattenere i clienti giocando con loro.

La sfida per questo automa sarà quella di trasformare le masse di curiosi che accorreranno nei negozi in clienti.

 

Immagini quante cose potrebbe migliorare Pepper nel tuo negozio?

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Intelligenza Artificiale

Il robot-giornalista scrive per il Washington Post

Scrive 850 articoli in un anno e lavora come 4 giornalisti. E’ Heliograf, il robot-giornalista del Washington Post.

 

All’inizio Heliograf ha esordito con brevi notizie sulle Olimpiadi di Rio. Ma la sua attività si è subito estesa anche ad argomenti di carattere politico come le elezioni presidenziali. E sa anche tweettare!

 

Ma Heliograf potrebbe anche essere sfruttato per aggiornare in real time notizie sui cambiamenti meteo ed eventi di carattere atmosferico. Oppure per fornire indicazioni su tendenze rilevanti che emergono dai dati analizzati.

 

 

Altre testate, utilizzano robot-giornalisti per creare contenuti per i lettori.

 

  • L’agenzia Associated Press si avvale del software Wordsmith che consente di ottenere in pochi clic dei veri e propri articoli giornalistici. Partendo da un insieme di dati o parole chiave che l’utente immette nella piattaforma, Wordsmith è in grado di produrre testi in inglese coerenti e credibili.
  • Dreamwriter è un robot giornalista cinese. Recentemente è riuscito a scrivere un testo di 916 ideogrammi in un minuto. Pensa che molti utenti che hanno letto le notizie scritte da Dreamwriter non hanno notato alcuna differenza con un articolo “tradizionale”.
  • C’è poi anche Quakebot che è in grado di scrivere brevi pezzi e tweet su terremoti e attività sismica in California.

Grazie ai robot-giornalisti dotati di sistemi di Intelligenza Artificiale, che sono in grado di garantire più quantità e precisione in certe notizie, Associated Press è riuscita a liberare una parte consistente (20%) dell’attività dei suoi reporter.

I reporter adesso possono concentrarsi su un lavoro di scrittura più orientato alla qualità e sulle storie più importanti.

 

Cosa devi aspettarti ancora dall’Intelligenza Artificiale?

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